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Museo Archeologico

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Costruito sul Capo Schisò, sfrutta lo spazio di un fortino borbonico che ingloba un torrione costruito nel tardo ‘500 a guardia dell’imboccatura del porto, il Museo è strettamente legato al sito antico di Naxos.

Mura di fortificazione di NaxosMuro di fortificazione in tecnica poligonale “ciclopica”.

Le raccolte del Museo sono formate in massima parte da reperti dagli scavi condotti nel sito da oltre 50 anni. Ad essi si aggiunge un piccolo nucleo di materiali acquistati a Taormina da P. Orsi o a lui donati o provenienti da ricerche da lui condotte.

Sempre a P. Orsi, e alla sua attenta vigilanza sull’allora fiorente mercato antiquario di Taormina, si devono gli utensili da un ripostiglio della tarda età del bronzo di Malvagna e lo splendido elmo decorato a sbalzo (primi decenni del IV secolo a.C.) da Moio, entrambi siti della bassa valle dell’Alcantara.

Un’ultima eccezione è costituita da un’acquisizione molto più recente. Si tratta dell’arula (530 a.C.) Heidelberg–Naxos con sfingi affrontate, ricomposta da P. Pelagatti, ricongiungendo un frammento conservato presso il Museo dell’Università di Heidelberg ed un frammento da lei stessa acquistato nel 1973 a Giardini.

L’effettiva ricomposizione, avvenuta solo nel 1997, ha arricchito il Museo di un esempio notevole di coroplastica prodotta a Naxos sul finire del VI secolo a.C.

L’esposizione segue un criterio cronologico topografico con particolare attenzione al raggruppamento di alcune classi di materiali, quali soprattutto le lastre di rivestimento architettonico e le antefisse a maschera silenica, le quali rappresentano una delle produzioni più significative della città.

Le sale d’ingresso sono dedicate alle fasi preistoriche del sito e all’iniziale fase coloniale.

Museo Archeologico di NaxosUn'area interna del Museo di Naxos

Tra i materiali più antichi della colonia un posto di rilievo occupano le importazioni corinzie, ed in particolare i numerosi frammenti di coppe del tipo di Thapsos (740-700 a.C.). Così denominate dal sito vicino Siracusa ove fu rinvenuto il primo esemplare.

Il repertorio di forme è molto ampio: dalle grandi anfore su piede, ai numerosi crateri, taluni con becco di versamento, louteria, ai molti tipi di coppe, alle lekanai, ai piatti di diverse dimensioni, sino alle brocche a collo tagliato, forma di inconfondibile derivazione euboica.

Le due sale del piano superiore sono dedicate, l’una (sala A) ai reperti dalle aree sacre, l’altra (sala B) a quelli dalla città arcaica e classica e dalle necropoli del V sec. a.C. e del III sec. a.C..

Le due sale A e B sono precedute da una sala d’ingresso, dove, in una teca, sono raccolti alcuni esemplari di monete d’argento di età classica da zecche di diverse città della Sicilia e di Reggio.

Ai muri sono fissate le cornici frontonale e laterale di un edificio sacro del santuario suburbano, mentre nella vetrina centrale è esposto l’altare fittile Heidelberg –Naxos.